NAO nel paziente con neoplasia maligna

  • I trattamenti con farmaci oncologici hanno attività mielodepressiva e in caso di andamento maligno della neoplasia occorre uno stretto controllo della funzionalità epatica, renale e della crasi ematica per cui è consigliabile usare il Warfarin.
  • Occorre però tenere presente che il Warfarin non è un farmaco di facile gestione e in presenza di neoplasia in fase attiva il suo impiego oltre che di difficile gestione diventa anche di scarsa utilità. In un ampio studio sulla tromboprofilassi con Warfarin in pazienti oncologici con CVC è stato riscontrato che il Warfarin non riduce il tasso di eventi trombotici, sia sistemici che catetere-correlati, né riduce la mortalità globale. (Lancet. 2009, feb 14; 373; 523-524, 567-557).
  • A parte la profilassi tromboembolica nella fibrillazione atriale, occorre ricordare che il problema principale nel paziente oncologico è la profilassi della trombosi venosa che aumenta di quattro-sei volte rispetto alla popolazione generale. In questo caso possono essere presi in considerazione per la profilassi pazienti selezionati come quelli con storia personale o familiare di trombosi, i trombofilici e quelli in chemioterapia. Per queste popolazioni di pazienti viene raccomandato l’uso di una eparina a basso peso molecolare.
  • Allo stato attuale l’efficacia e la sicurezza dei NAO nel trattamento e/o prevenzione della TEV nei pazienti con neoplasie attive non sono state stabilite.
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